
Castellabate è un comune di 7.952 abitanti della provincia di Salerno, fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, della Comunità Montana Alento-Montestella. Dal 1998 è patrimonio mondiale dell'UNESCO ed è inserito nella lista de "I borghi più belli d'Italia".
Il comune di Castellabate si estende sulla costa tirrenica, a sud del Golfo di Salerno, fra la punta di Tresino a nord, ed il Rio dell'Arena (ad Ogliastro Marina) a sud. Il territorio comunale è compreso nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed i suoi maggiori rilievi sono il Monte Tresino (355 m s.l.m.) ed il Monte Licosa (326 m s.l.m.). Il capoluogo sorge su un promontorio alto 256 m s.l.m., a ridosso della costiera e delle frazioni di S.Maria e S.Marco, sulla strada provinciale che porta a Perdifumo. Da questi dista 13 km, 20 da Acciaroli, 35 da Velia, 12 da Agropoli, 23 da Paestum, 68 da Salerno e 121 da Napoli.
Cenni storici
[Tratto da: Sara Scognamillo, "Gli statuti della collegiata...", Salerno, 1995] Anche se Omero accenna per primo alle coste dell'odierna Castellabate, la storia di questo territorio è legata soprattutto a san Costabile Gentilcore, IV abate della Ss.ma Trinità di Cava de' Tirreni.
Nel medesimo anno in cui fu elevato alla dignità di abate, egli avviò i lavori di costruzione del Castello dell’Angelo (10 ottobre 1123), che, successivamente intitolato proprio a lui, diede origine al nome del borgo secondo questa linea etimologica: Castrum Abbatis > lo castello de lo abbate > castello dell’abbate > Castellabate.
L’abbaziato di Costabile durò poco. Si spense, infatti, il 17 febbraio 1124. Il successore, l'abate Simeone, completò la costruzione del maniero e si prodigò in favore della popolazione. Col passare del tempo, Castellabate divenne la più importante baronia del Cilento.
Ma procediamo celermente, fino a giungere al 1800, con questa pagina tratta da un volume dello storico Pietro Ebner.
| « Nel 1553 la regia corte vendette Castellabate al noto giurista Marino Freccia, il quale anni dopo vendette i beni acquistati a Carlo Caracciolo. Castello e casale passarono poi alla famiglia Loffredo e da questa ai Filomarino dei conti della Rocca d’Aspide. Nel 1619 fu chiesto l’assenso alla vendita dell’erbaggio con la fida in tutto il territorio del castello dell’Abate fatta da Francesco Matarazzo, figlio ed erede di Alessandro e Tommaso Filomarino della Rocca. Il feudo passò poi alla famiglia Acquaviva dei conti di Conversano. [...] Successivamente passò alla famiglia Granito che nel ‘700 lo possedeva con titolo di marchese, ottenuto il 29 novembre 1745. Il feudo, con la portolania di Omignano e altre giurisdizioni sulle terre di Rocca di Cilento, Montecorice, S. Maria a Mare, Rutino e S. Lorenzo passò poi per successione (20 luglio 1767) di Paride, al figlio Angelo e da questo al figlio Luigi. » | |
(da Pietro Ebner. Chiesa, Baroni e Popolo nel Cilento. 1982) |
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